19 marzo 2018

Boom export sardo nel 2017 2017 +20% ma cala agroalimentare con USA



Boom dell’export della Sardegna nel 2017. L’anno appena passato è stato a dir poco eccezionale per le esportazioni isolane. Anche al netto del settore petrolifero le vendite all’estero di prodotti sardi sono aumentate (in valore) del +20,1%, arrivando a 944 milioni di euro (5,38 miliardi includendo anche il petrolifero), 160 in più di quanto registrato nel 2016. A questa performance ha contribuito l’impennata delle vendite del settore chimico-farmaceutico (+57%), dato positivo che arriva dopo un biennio di forte flessione, e la prosecuzione del trend positivo che da un triennio caratterizza il comparto metallurgico (+13% nel 2017, dopo il +7% del 2015 e il +2,8% del 2016). Il 2017 ha però registrato anche un grave indebolimento del settore agroalimentare sardo.
Il motivo della performance deludente dell’ultimo biennio va ricercato in alcune caratteristiche strutturali del settore agroalimentare sardo, spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna, ovvero: la ben nota specializzazione lattiero casearia e la scarsa diversificazione dei suoi mercati di sbocco.
“Questo carattere fortemente specializzato, sia al livello geografico, sia al livello di prodotto - proseguono Piras e Porcu - espone il settore agroalimentare della Sardegna ai rischi derivanti dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime e dei tassi di cambio (e quindi del prezzo di vendita), e a situazioni sfavorevoli dal lato delle politiche commerciali dei suoi partner principali. I recenti sviluppi fanno pensare che nei prossimi anni gli Stati Uniti possano perseguire una politica di sempre maggiore chiusura verso le importazioni europee, scatenando una guerra tariffaria al livello globale. E anche se eventuali ritorsioni della UE potrebbero scoraggiare l’amministrazione Trump dal proseguire sulla strada dell’aumento dei dazi doganali, non va dimenticato che gli USA, tra 2008 e 2017 (e quindi da ben prima che la nuova amministrazione si insediasse), sono stati il primo paese al Mondo per misure protezionistiche implementate, ben 1.427 tra restrizioni alle importazioni, aiuti di stato, tasse, sussidi, discriminazioni verso fornitori esteri e altre barriere non tariffarie. Non va poi trascurato che il prossimo biennio sarà quello della Brexit, con il rischio di un’uscita disordinata della Gran Bretagna dalla UE al momento per nulla disinnescato (la Gran Bretagna rappresenta il sesto/settimo mercato di sbocco per l’export agroalimentare sardo)”.


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